La decrescita è un programma politico?


Il movimento della decrescita è rivoluzionario e anticapitalistico e il suo programma è fondamentalmente politico. Ma è di destra o di sinistra? Molti ecologisti, come pensano che «oggi la vera contrapposizione politica non è più tra “destra” e “sinistra” ma tra partigiani della preoccupazione ecologica e predatori. Indubbiamente si può sostenere che il programma che noi proponiamo, che è in primo luogo un programma di buon senso, è altrettanto poco condiviso sia a sinistra che a destra. Va notato però che i partigiani della preoccupazione ecologica che non si collocano «a sinistra» rimangono spesso stranamente silenziosi sui predatori...

La politica politicante


È certo che la seduzione della politica politicante oggi sembra crescere insieme alla sua evidente impotenza, e che i candidati sgomitano per capitalizzare il più rapidamente possibile il successo (tutto relativo) di questa o quella legittima rivendicazione. 
Noi al contrario pensiamo che sia più importante far sentire un peso nel dibattito, influenzare le posizioni dei diversi attori politici, far prendere in considerazione alcuni argomenti, contribuire a far evolvere le mentalità. Oggi è questa la nostra missione e la nostra ambizione.

Umanesimo


Rifiutando una concezione superficiale dell’ecologia, la decrescita si colloca piuttosto  sul versante dell’ecologia «profonda». Questa tuttavia, almeno nella forma divulgata da Arne Naess, tende forse un poco eccessivamente verso l’ecocentrismo, mentre in realtà molti sostenitori della decrescita si rifanno all’umanesimo. Su questo punto regna una confusione abbastanza grande, che la tendenza a ragionare in modo manicheo non aiuta a superare

Il progetto di una società autonoma



A mio parere, che la decrescita, intesa come filosofia
fondatrice di un progetto di società autonoma, probabilmente non sia una forma di umanesimo, deriva dal fatto che essa si basa su una critica dello sviluppo, della crescita, del progresso, della tecnica e in sostanza della modernità, e implica una rottura con l’occidentalcentrismo.

Pluriversalismo


In sostanza, bisogna pensare a sostituire il sogno universalista, ormai offuscato dalle derive totalitarie e terroristiche e fatto proprio anche dall’imperialismo della crescita, con il necessario riconoscimento della «diversalità » (secondo il neologismo coniato dallo scrittore creolo Raphaël Confiant), o con un «pluriversalismo» necessariamente relativo, ovverosia con una vera «democrazia delle culture». Per questo il progetto della decrescita non è un modello chiavi in mano ma una fonte di diversità.

Il «disincanto» del mondo moderno


Il «disincanto» del mondo moderno è al tempo stesso più semplice e più profondo di quel che fa intendere l’analisi di Max Weber. Non deriva tanto dal trionfo della scienza e dalla cancellazione degli dei quanto dalla straordinaria banalizzazione delle cose prodotta dal sistema termoindustriale

Cambiamento radicale



Non sono dunque né le idee né le soluzioni che mancano, ma le condizioni della loro realizzazione. Si possono immaginare diversi scenari di transizione dolce, con misure molto progressive finalizzate alle riduzioni necessarie.
L’importante comunque rimane il cambiamento radicale di rotta. Perciò è necessario creare le condizioni di questo cambiamento. 

Multinazionali e Stati


Siamo di fronte a un vero e proprio conflitto tra multinazionali e stati. Gli stati non sono più padroni delle loro decisioni fondamentali, politiche, economiche e militari, a causa delle multinazionali, che non dipendono da nessuno stato. Le multinazionali operano senza assumersi nessuna responsabilità e non sono controllate da nessun parlamento o istanza rappresentativa dell’interesse generale. In poche parole, la struttura politica del mondo è stravolta. Le grandi imprese multinazionali nuocciono agli interessi dei paesi in via di sviluppo. E le loro attività, causa di asservimento e senza controllo, nuocciono anche ai paesi industrializzati dove si realizzano».

Il modello lavorista


Per gli «obiettori di crescita», nella misura in cui è escluso il rilancio dell’occupazione attraverso il consumo, una riduzione drastica del tempo di lavoro imposto è una condizione indispensabile per uscire da un modello lavorista di crescita, ma anche per assicurare a tutti un’occupazione soddisfacente, realizzando al tempo stesso  la necessaria riduzione di due terzi del consumo di risorse naturali. 

Economizzare un kilowattora


Economizzare un kilowattora costa due volte meno che produrlo. Si delineano quattro elementi che giocano in sensi diversi: 1) una evidente riduzione della produttività dovuta all’abbandono del modello termoindustriale, di tecniche inquinanti e di macchinari energivori; 2) la rilocalizzazione delle attività e l’interruzione dello sfruttamento del Sud; 3) la creazione di posti di lavoro (verdi) in nuovi settori di attività; 4) un cambiamento degli stili di vita e l’eliminazione di bisogni inutili.

Crescita per la crescita


Comunque, la decrescita non è un dogma rigido ma una messa in discussione della logica della crescita per la crescita. E di conseguenza, parallelamente alla riduzione del tempo di lavoro e al taglio delle attività nocive, l’espansione di nuove attività desiderabili potrebbe dar luogo a un saldo positivo dell’occupazione.

Demercificazione» del lavoro

È indispensabile un ritorno alla
«demercificazione» del lavoro. Il gioco attuale del «minor offerente sociale» è altrettanto inaccettabile di quello del minor offerente ecologico. Per il salariato – scrive Bernard Maris – non c’è la fine del lavoro, come sembrerebbe indicare la diminuzione tendenziale delle ore lavorate, ma piuttosto il lavoro senza fine, la precarietà, l’isolamento, lo stress,la paura e la certezza di perdere rapidamente il lavoro». La riduzione del tempo di lavoro e il cambiamento del suo contenuto sono dunque innanzitutto scelte di trasformazione sociale, risultati della rivoluzione culturale che la decrescita richiede.



Trasformazione qualitativa del lavoro.


La decrescita implica invece al tempo stesso una riduzione quantitativa e una trasformazione qualitativa del lavoro. Alcuni sono già riusciti individualmente a realizzare questa fuoriuscita dalla società lavorista, e queste esperienze possono indicare una strada, a patto di resistere all’ingranaggio dell’accumulazione illimitata e di difendersi dal ciclo infernale dei bisogni e del reddito

L'incanto della vita


Senza recuperare l’«incanto della vita», la decrescita sarebbe votata al fallimento. È necessario ridare un senso al tempo liberato. Finché il lavoro salariato non sarà stato trasformato, le classi lavoratrici non avranno l’«attitudine al tempo libero», e cioè «i mezzi oggettivi e soggettivi per occupare il tempo liberato con attività autonome
... La maggior parte del tempo libero non porta a una riappropriazione dell’esistenza e non costituisce una fuoriuscita dal modello mercantile dominante. 

Alchimia mercantile


Grazie all’alchimia mercantile, l’economia si è spesso dimostrata capace di tradurre la crescita in occupazione e di produrre effettivamente una crescita dei valori monetari, ma senza una crescita della soddisfazione umana o addirittura con una sua regressione: incorporando i costi di trasporto, di imballaggio, di brevetto e di pubblicità si possono aumentare i prezzi del prodotto farmaceutico, dello yogurt, dell’acqua e di tutti gli alimenti, ma senza
migliorarne la qualità. 
Questo aumento fittizio di valore rispecchia un consumo sostanziale di energia (trasporti) edi materiali (imballaggi, contenitori, pubblicità...), ed è precisamente sulla riduzione di questi consumi intermedi che deve concentrarsi in primo luogo lo sforzo di decrescita.

Capitalismo e socialismo produttivista


Capitalismo più o meno liberista e socialismo produttivista sono due varianti di uno stesso progetto di società della crescita, fondato sullo sviluppo delle forze produttive, che dovrebbe favorire il cammino dell’umanità verso il progresso.

Non prendendo in considerazione i limiti ecologici, la critica marxista rimane prigioniera di una terribile ambiguità.
L’economia capitalistica viene criticata e denunciata,ma la crescita delle forze che essa scatena viene qualificata come «produttiva» (mentre quelle forze sono almeno altrettanto distruttrici)

L’economia capitalistica


L’economia capitalistica viene criticata e denunciata, ma la crescita delle forze che essa scatena viene qualificata come «produttiva» (mentre quelle forze sono almeno altrettanto distruttrici).
 In sostanza la crescita, considerata dal punto di vista del trinomio produzione/ occupazione/consumo, viene accreditata di ogni effetto positivo, anche se, considerata invece dal punto di vista dell’accumulazione, viene vista come l’origine di tutti i mali: la proletarizzazione dei lavoratori, il loro sfruttamento, la loro pauperizzazione, senza parlare dell’imperialismo, delle guerre, delle crisi (comprese quelle ecologiche) ecc.

La trasformazione dei rapporti di produzione(che è il risultato della rivoluzione necessaria e voluta) si riduce di conseguenza a un drastico cambiamento, più o meno violento, della posizione degli abbienti nella ripartizione dei frutti della crescita. Della quale si contesta il contenuto ma non il principio.

La riduzione drastica del tempo di lavoro


La riduzione drastica del tempo di lavoro costituisce una prima protezione contro la flessibilità e la precarietà. 
Per questo motivo deve essere mantenuto e rafforzato il diritto del lavoro, oggi nel mirino dei liberisti in quanto fonte di rigidità. Questo non può che facilitare la decrescita.
Bisogna difendere dei minimi salariali decenti, contro le teorie degli economisti della disoccupazione volontaria, un’impostura del nostro tempo.

La decrescita è «ecosocialismo»


La decrescita può essere considerata come un «ecosocialismo», soprattutto se per socialismo si intende, con Gorz, «la risposta positiva alla disintegrazione dei legami sociali sotto l’effetto dei rapporti mercantili e di concorrenza, caratteristici del capitalismo.

la decrescita e il capitalismo



La nostra concezione della società della decrescita non è né un impossibile ritorno all’indietro né un compromesso con il capitalismo. È un «superamento» (se possibile senza eccessivi traumi) della modernità. «Non è possibile convincere il capitalismo a limitare la crescita esattamente come non è possibile persuadere un essere umano a smettere di respirare», scrive Murray Bookchin. La decrescita va necessariamente contro il capitalismo. E non tanto perché ne denuncia le contraddizioni e i limiti ecologici e sociali, ma in primo luogo perché ne mette in discussione lo «spirito », nel senso che Max Weber dà allo «spirito del capitalismo » come condizione della sua realizzazione. 

La decrescita è di destra o di sinistra



Anche se i governi di sinistra attuano politiche di destra e, non osando avventurarsi nella «decolonizzazione dell’immaginario», si condannano al social-liberalismo, gli obiettori di crescita, partigiani della costruzione di una
società della decrescita conviviale, serena e sostenibile, sanno distinguere tra un Jospin e uno Chirac, una Royal e un Sarkozy, uno Schröder e una Merkel, un Prodi e un Berlusconi, e anche tra un Blair e una Thatcher... Quando vanno a votare (cosa che noi consigliamo) sanno che, anche se nessun programma di governo prevede la necessaria riduzione dell’impronta ecologica, bisogna schierarsi dalla parte dei valori di redistribuzione, di solidarietà, di uguaglianza e di fratellanza e non dalla parte della libertà di impresa (e dunque di sfruttamento).

La decrescita un partito politico ?


Noi al contrario pensiamo che sia più importante far sentire un peso nel dibattito, influenzare le posizioni dei diversi attori politici, far prendere in considerazione alcuni argomenti, contribuire a far evolvere le mentalità. Oggi è questa la nostra missione e la nostra ambizione.

Superamento della modernità



La critica della modernità non implica il suo rifiuto puro e semplice, ma piuttosto il suo superamento.
È esattamente in nome del progetto di emancipazione dei Lumi e della costruzione di una società autonoma che noi possiamo denunciare il fallimento della modernità, di fronte all’eteronomia oggi imperante della dittatura dei mercati finanziari.

Reincanto



Abbiamo affermato che la realizzazione di una società della decrescita passa necessariamente per un «reincanto » del mondo. Bisogna però mettersi d’accordo su che cosa questo significa. Il «disincanto» del mondo moderno è al tempo stesso più semplice e più profondo di quel che fa intendere l’analisi di Max Weber. Non deriva tanto dal trionfo della scienza e dalla cancellazione degli dei quanto dalla straordinaria banalizzazione delle cose prodotta dal sistema termoindustriale.
In questo senso, si tratta veramente di un «disincanto» e non solo di una «demitologizzazione». Utilizzare massicciamente un’energia fossile fornita gratuitamente dalla natura sminuisce il lavoro umano e autorizza un saccheggio illimitatodelle «ricchezze» naturali. 
Ne deriva una sovrabbondanza artificiale sfrenata, che distrugge ogni capacità di meraviglia di fronte ai doni del «creatore» e alle abilità artigianali umane. Non deriva tanto dal trionfo della scienza e dalla cancellazione degli dei quanto dalla straordinaria banalizzazione delle cose.
 

Bioeconomia



BIOECONOMIA:nome della disciplina che cerca, sulla scia del pensiero di Nicholas Georgescu Roegen, di collocare l’economia all’interno della biosfera, ovvero di porre la sfera economica all’interno della logica della materia vivente.







DISVALORE


DISVALORE,termine introdotto da Illich per indicare “quel genere di perdita che non può essere valutata con categorie economiche”.
Una perdita che gli economisti non possono realmente valutare. Per esempio, non c’è alcun modo di “valutare l’esperienza di una persona che perde l’uso effettivo dei suoi piedi in seguito al monopolio radicale imposto dalle auto nell’ambito della locomozione. Ciò di cui quella persona viene privata non appartiene al dominio della scarsità”

Reddito minimo di cittadinanza


Nello stesso tempo, oltre al reddito minimo di cittadinanza,bisognerebbe introdurre il reddito massimo consentito.
Questa misura avrebbe
l’obiettivo di introdurre simbolicamente concretamente ,
all’interno di una democrazia restaurata,i necessari limiti all’hybris (la dismisura)

Produttivismo



L’alternativa al produttivismo va ricercata a tutti i livelli:
individuale,
locale,
regionale,
nazionale e
mondiale
(con una particolare attenzione al livello europeo).

Convivialità

Mira  a riannodare il legame sociale dissolto dall’«orrore economico». 
La convivialità reintroduce lo spirito del dono nel commercio sociale accanto alla legge della giungla e ristabilisce la philia, l’amicizia aristotelica.

I Governi


Nei migliori dei casi, i governi possono soltanto frenare, rallentare o mitigare dei processi che non controllano,
sempre che vogliano andare controcorrente.
Esiste una «cosmocrazia» mondiale che, senza una decisione esplicita, svuota la politica della sua sostanza
e impone le sue volontà attraverso «la dittatura dei mercati finanziari».
Che lo vogliano o no, tutti i governi sono dei
«funzionari» del capitale
.

Eliminando la capacità di rigenerazione


Eliminando la capacità di rigenerazione della natura,
riducendo le risorse naturali a una materia prima  da sfruttare invece di attingerne,  la modernità ha eliminato
questo rapporto di reciprocità.
La condizione della nostra sopravvivenza  sta certamente nella ricostruzione  di un rapporto armonioso con la natura,  sulle orme di una concezione  prearistotelica della relazione uomo-natura.

limiti della crescita


La gestione dei limiti della crescita è diventata una questione intellettuale e politica. 
La ricerca teorica sulla decrescita
si colloca all'interno di un movimento
più ampio di riflessione 
sulla bioeconomia, 
sul doposviluppo e 
sull'a-crescita.

ECOLOGIA


L'ecologia è sovversiva  poiché mette in discussione l'immaginario capitalista dominante. 
Ne contesta l'assunto fondamentale secondo cui il nostro orizzonte è il continuo aumento della produzione e dei consumi. 
L'ecologia mette in luce l'impatto catastrofico della logica capitalistica sull'ambiente naturale e sulla vita degli esseri umani" (Cornelius Castoriadis)

Inventare un altro futuro


E' sbagliato e impossibile
tornare semplicemente indietro.Quello che abbiamo di fronte è il compito di inventare un ALTRO futuro.

I Nuovi Progressisti


Non dobbiamo vergognarci nel riconoscere che la decrescita è un progetto retrogrado, nel senso che quando si è imboccata una via senza uscita, si deve per forza arretrare. Quando si arretra chi è dietro si trova davanti.I retrogradi saranno i nuovi progressisti.

L'utopia concreta





L'utopia concreta della decrescita
è il progetto di costruire
una società AUTONOMA
capace di superare le aporie della modernità.











Tossicodipendenza dalla società della crescita


Siamo profondamente tossicodipendente
dalla società della crescita,
e l'educazione di cui abbiamo bisogno assomiglia sempre più a una cura di disintossicazione ,
a una vera e propria terapia.